SeeStan ChapLee

Tuesday, June 30, 2015

The choice of Nicaea (1)

[7: 89]

Né già d'andar fra la nemica gente
Temenza havrìa, ché peregrina era ita,
E visto guerre e morti havea sovente,
E scorsa dubbia e faticosa vita;
Sì che per uso la feminea mente
Sovra il corso mortal divenne ardita,
Né tosto si perturba o tosto pave
Ad ogni imagin di terror men grave.

She would not be afraid of going among
The enemies, as she had wandered long,
Often seeing wars and people being killed
While leading a hard, uncertain life herself;
So that her mind, a woman's mind, grew
Bolder than in the usual human course,
And she does not become scared soon before
Frightening images, except extreme ones.

Monday, June 29, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 5: 1-64

5. Tramonta il sole su Romeril


Così Arthur attraccò   sui flutti in riflusso.
Contemplò la sua terra,   tristemente tentato,
su quei prati profumati   dipinti di verde,
di fare passeggiate fino   alla fine del mondo:
sentire la soavità   del sale commisto
al tenero trifoglio   con tracce di vino,
là su alture assolate   aperte sul mare.
Là nella cara Cristianità   udire il chiaro
concerto di campane   cullato dalla brezza,
e come principe di pace   reggere il regno
su un santo suolo   alle porte del paradiso.
Contemplò la terra   che s’inerpicava nel sole.
Là tramava il tradimento,   trombe squillanti
di forza e orgoglio.   Prìncipi disonesti,
sul suolo, schieravano   scudi svergognati,
rifiutando il Re,   rinnegando Cristo
e affidando la fiducia   a potenze infedeli.
Si ammassavano uomini   per marciare a sud,
da est erano al galoppo   crudeli cavalieri
che irrompevano rovinosi   come vulcani;
bianche torri bruciate,   campi calpestati,
il suolo singhiozzava,   si seccava l’erba.
Britannia allo sbando,   il mondo barcollava;
crepate le campane,   squillavano le spade.
L’inferno tutto inghiottiva,   taceva il Cielo.
Salatissimo lo scotto   ch’era costretto a pagare:
spandere il sangue   il più prezioso,
arrischiare le anime   di chi più amava;
amici finiti ammazzati,   addio al fiore
della cavalleria cortese,   in cambio di fedeltà
morte e oscurità,   uomini al macello,
prima di prendere   le mura o i passaggi,
prima che il piede,  diretto alla dimora,
calcasse ancora   quell’erba color smeraldo.
Arthur, mai lo aveva   addomesticato o scosso
necessità o rischio,   distogliendolo dallo scopo
o chiudendogli il cammino.   Ora però la pietà,
l’amore per la patria   e i sudditi lo scorò,
per gli umili sviati,   i lungamente provati,
i deboli tentennanti,   i cattivi ma afflitti.
Stanco di sciagure,   sacrifici e guerre,
riacquistato il regno,   coronato e saggio
avrebbe promosso pace,   offerto perdono,
guarito i piagati,   guidato tutti e ognuno,
ri-portando il bene   in Britannia benedetta.
Morte s’intromise,   Notte lo aspettava
prima che riavesse la via,   vincesse il mondo.


[. . . . . . . . . . . . . . . . . . the manuscript ends here]

Saturday, June 27, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 4: 188-230

Gawain ghermì   e fece cantare la chiarina,
lanciando tra di loro   il suo gran galeone
dai riflessi d’oro,   come a cavallo del lampo
sospinto da scirocco.   Lo seguirono
gli alleati da Lothian,   Lord e capitani.
Remi in frammenti,   ferro contro fiancate,
sartie tranciate.   Con fragore assordante
alberi maestri abbattuti   come abeti
crollarono tra echi   sul campo di battaglia.
Gawain diede di piglio   a Galuth l’atroce,
sua famosa spada   (fabbri fatati, prima
dell’Era di Roma,   la incisero di rune
e ne affilarono l’acciaio   forte e fatale),
e si fiondò come fiamma   munita di fiamma.
Il gran re di Gothia,   sulla prua a ghirigori
lui lo liquidò   e lo lanciò tra le onde;
sui Lord del Lochlan   poi lampeggiò,
debellando elmi   dalla cima di cinghiale
e pavesi pagani.   Potente la sua voce
gridava: “Per Arthur!”.   Tremava l’aria,
ripetendo le parole,   ampliandole per mille.
Come paglia nella tempesta   o fiori falciati
da mietitori impassibili,   come umidità
avanti all’alba   nella calura cocente
arretravano gli avversari   da lui atterriti.
Da ponti e alberature   precipitavano
e affogavano in acqua,   anime perdute.
Imbarcazioni incendiate,   invase dal fumo;
alcune, ma a pezzi,   arrivano a riva.
Spuma scarlatta   macchia gli scogli.
Scudi giacciono a galla   in cento schegge,
ridotti a relitti.   Pochi salvano la pelle,
spezzati e sanguinanti,   e scappano.
Così arrivò Arthur   al proprio regno
guadagnandosi il guado   grazie alle armi,
grazie a Gawain.   La sua gloria brillò
come il pianeta di Apollo   quando picchia,
alto sui nostri apici,   arrivando allo zenit
prima di precipitare.   Il Fato filava,
mutava la marea.   Assi in frammenti,
uomini morti in mare,   neri rottami
lasciati marcire a lungo   sul litorale;
affioravano dalle acque   rocce rossicce.

Friday, June 26, 2015

A noble witch (2)

[7: 88]

Ella l'amato medicar desìa
E curar il nemico a lei conviene.
Pensa talhor d'herba nocente e ria
Succo sparger in lui, che l'avelene;
Ma schiva poi la man cortese e pia
Trattar l'arti maligne, e se n'astiene.
Brama ella almen ch'in uso tal sia vota
Di sua virtute ogni herba et ogni nota.

She would like to treat her beloved one,
While forced to medicate his enemy. (*)
Sometimes she thinks about using the juice
Of a noxious herb so as to poison him;
But her gentle, generous hand refuses
To perform such evil arts, and she refrains.
She wishes, at least, that now any herb,
Any formula(**) may prove powerless.

(*) Nicaea would like to heal the wounded Tancred, but must medicate Argantes instead. The theme of magic is mixed with the typical Renaissance theme of the paradoxes of love.
(**) The reference to magic/healing formulas (meant by the technical term nota) had been deleted in the former stanza; here however, in a more indirect context, Tasso preserves it.

Thursday, June 25, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 4: 168-187


Scintilla il sole sulle lame.   Splende d’argento
la punta delle lance puntate   verso l’alto,
bianca come biada.   Sopra, sorvolano
corvi che gracchiano   con voci crudeli.
Sul mare spumeggiante   lampeggiano mille
rapidi remi concordi.   Capitani sassoni,
in piedi a prua,   sbraitavano severi;
si brandivano i brandi   e le immense scuri,
tartassando gli dèi   con toni truci.
Facce da forca   conducevano “cavalli marini”
con prue di drago   all’arrembaggio,
scartando a scatti,   chiudendo svelti.
Rostri contro prue,   legni strapazzati.
Ci fu clangore di ferro,   fracasso di scuri;
elmi e lance luccicanti   si sbrindellavano;
i fabbri del fronte   martellavano feroci
su inermi incudini,   inesorabili, forgiando
rabbia e rovina.   Dita tinte di rosso.
Pressavano Prydwen,   prode e bella
ammiraglia di Arthur,   brillante d’argento.

Tuesday, June 23, 2015

A noble witch (1)

[7: 87]

Ella, che ben conosce in quel paese
Qual più secreta sia virtù ne l'herba
E con qual succo ne le carni offese
Mitighi il duol d'ogni ferita acerba
(Arte gentil che da la madre apprese,
Di cui memoria et uso anco riserba),
Vorria di sua man propia a le ferute
Di chi 'l cor le ferìo recar salute.

She, who perfectly knows, in that land,
The most secret powers of the herbs
And which juice, in the wounded flesh, 
Can soothe the pain of an open wound
-- A noble art she learned from her mother,
Of which she keeps the memory and use --
Would like, with her own hands, to give health
To the wounds of him who wounded her heart.


Notes
Here's the other side of the women's magic/medical skills in the Renaissance: either the -- alleged -- evil powers of wicked plotters (see Armida), often belonging to the lower classes, or notions about health care and cosmetics being transmitted orally between women usually belonging to the upper classes, e.g. Lucrezia Borgia.
In the parallel episode in Gerusalemme Liberata (6: 67), Erminia i.e. Nicaea was also told to have learned carmi, incantations, from her mother. Here in the Conquistata, Tasso avoids any risk of mixing up white and black magic. But words were anyway "needed" when applying herbs, perhaps reciting the Lord's Prayer instead of a heathen formula.
In the final printed text of GC some words in this stanza were changed, though not altering the general sense; however, the wording in the manuscript was even more effective and has been preserved here.

Monday, June 22, 2015

The First Law of Mytho-dynamics


When Pan saved Nature from Typhon's attack.
When a Harpy fell in love with one of her victims.
When a man gave Arachne a rose.
When Ares fought against an elephant.
When the Minotaur looked at the King, his 'father.'
When Atlas helped a black girl.
When Hera bred the Hydra.
When Hades was in the "womb."
When Triton saw a girl committing suicide.
When Persephone preferred hell.
When Poseidon met a rival.

Paolo Barbieri, Favole degli Dei [Tales of Gods], Milan: Arnoldo Mondadori, 2011, pages 120, euros 22

Sunday, June 21, 2015

D'estate fioriscon i blog

banner by Nivalis + ilT

Nasce il nuovo blog del Tassista, riservato a quando non fa il Tassista. D'ora in poi tutto il materiale non-rinascimentale: poesia epica autoprodotta, stornelli, aforismi, ecc., oltre a gran parte dei disegni, andranno a finire sul sito Stor(n)ielle, interamente in italiano, udite udite.
Le serie The Fall of Arthur e La rabbia esaudita, per praticità, rimarranno invece qui fino alla loro naturale conclusione.
Ciao, benvenuti e buona lettura!

A new blog, Stor(n)ielle, has just been created to host all non-Renaissance materials in Italian: personal epic poetry, brief poems, aphorisms, as well as most drawings from now on. 
The series The Fall of Arthur and La rabbia esaudita will continue here, however, for practicality's sake.
Bye!

Saturday, June 20, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 4: 109b - 167

                              Il vento si affievolì.
In un cielo ceruleo,   chiaro e dorato
il sole verso sera  elettrizzava l’estate
tramontando stupendo.   Il mare ammiccava
sotto stelle sfuggenti,   alte oltre l’atmosfera.
Giorno seguì a giorno.   Lucida apparve l’alba
con la brezza che ballava   lieta nella luce,
fresca e ala-di-falco.   Un grido lo ferì:
“Vela, vela,   una vela splende sul mare!”
si sgolavano le sentinelle,   voci stridule
che di posta in posta   portava il vento;
tenendo le torce,   i soldati presso i segnali
attendevano in allerta.   Lui non disse “ah”.
Le sue pupille spaziavano   piccate a sud,
dove vide le vele   avanzare sul mare.
Così Arthur arrivò   sul far dell’aurora,
ritornando ora   al suo regno perduto.
Sulle sue insegne   scintillava d’argento
una nivea Madre   che tra sante mani
involgeva un Infante   nato da immacolata,
trasparenti nel sole.   Le acque accecavano.
I soldati lo sapevano,   lo sapeva Mordred:
il segno araldico di Arthur.   Ma… aspetta,
e le bandiere di Benwick?   Le cercò in ambascia
(argento su grisaglia),   ma niente, niente.
Il bel giglio di luce   appassiva altrove,
abbandonato nel buio.   Il Destino incombeva.
Ascendeva il sole,   splendevano le vele.
Laggiù sulle onde,   come lontanissime,
tra-sentirono le trombe.   E torreggiante
accanto ad Arthur   correva ardimentosa
una nave immensa,   fulgida nel mattino,
alta, smaltata,   con fianchi di oro fino;
sulla tela era trapunto   il sole che sorge,
sulla bandiera che sbandava   sotto il vento
un energico Grifone   ardeva aureo.
Già, proprio Gawain,   a guardia del suo re
all’avanguardia,   cuore sempre coraggioso;
cento navi corsare   dagli scafi smerigliati,
con vele volteggianti   e oscillanti scudi.
E dietro si distingueva   l’esercito intero:
rapidi dromoni,   chiatte tratte al seguito,
galee e galeoni   in assetto di guerra,
seicento vele che sbattevano   sotto il sole,
belle e terribili a vedersi.   Bandiere sciolte;
diecimila (così dicono)   scudi appesi,
meravigliosi sulle murate,   blasoni nobiliari
e di cavalieri celtici,   e le nove Casate
di Britannia benedetta.   Ma quelli di Ban,
e Lancelot coi suoi gigli,   loro no.
Perciò Mordred rise   alto e amaro.
Diramò ordini,   strepitarono le trombe,
si accesero i segnali,   sù i vessilli!
Le rive risuonarono   di spade contro scudi.
Garriva la guerra,   guai alla Britannia!
Così Arthur arrivò   al proprio regno
con potenza e splendore,   puntando fiero
su Romeril – dove ora   lento, lento,
verso riva scorre   un ruscello che tremola.

Thursday, June 18, 2015

The reasons of the heart (9)

[7: 84]

Ma poi che 'l vero intese, e 'ntese ancora,
Che vorranno di novo anco provarsi,
Insolito timor così l'accora
Che sente il sangue suo di ghiaccio farsi.
Talhor secrete lacrime, e talhora
Sono occulti da lei sospiri sparsi:
Pallida, essangue e sbigottita in atto,
Lo spavento e l'horror v'havea ritratto.

But when she learns, more than once, the news
That they(*) will confront each other again,
Such an extraordinary fear grieves her
That she feels her blood turn into ice.
Sometimes she sheds her tears in secret
And sometimes she utters hidden sighs;
Her pale, wan, (**) dismayed countenance
Is the portrait of fright and of horror.

(*) Tancred and Argantes
(**) Literally, essangue (esangue in current Italian) means "bloodless," a term often used for extreme paleness. This description perfectly matches, or rather prepares, Baroque art -- and later, Goya. An even more significant example is found in Tasso's poem Il Mondo Creato.

Sunday, June 14, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 4: 86-109a

Poi avvallò, e a lungo   vagò solitario.
Nel suo cuore consumava   sotto cupe ombre
un fuoco semi-spento   il cui fumo lo asfissiava;
i pensieri sbandavano   persi in un labirinto
tra ira e terrore.   Dapprima le sue idee,
divorate dal desiderio,   si divincolavano
eccitate da Eros   verso il suo chiodo fisso,
mentre immaginava   che Guinever mandasse
saluti in segreto   speditamente oltremare
a Lancelot, a lui   rinfocolando l’amore
e supplicando soccorsi   per la sua situazione.
Qualora il clan di Ban   fosse corso in guerra
e si fosse rivisto   il glorioso giglio
su sfondo fosco   marciare fieramente
in aiuto di Arthur,   erano casi amari
per le mene di Mordred.   Su ciò rimuginava.
Proprio quello, Lancelot,   Lord di Benwick,
egli detestava del tutto,   e tuttavia temeva,
ricordando perfettamente   la fattura fatata
per cui, se lui avesse   sfidato a muso duro
la banda di Benwick   bardata con il giglio,
avrebbe raccolto rovina.   Sì, rabbia e astuzia,
dubbio e deliberazione   duellavano incerti
nella sua testa tetra.

Wednesday, June 10, 2015

Tuesday, June 9, 2015

A little break, but a learned one, yessir

Starting from tomorrow, a self-proclaimed Meet-A-Myth Week will begin. The only reason is that the translator here needs a little break after so much Tasso job, that is great fun but a little demanding, as well. During the MAM Week, you will see personal renditions of several classical mythological creatures, from which we can learn some useful lessons. That's incidentally a truly Renaissance attitude.

Just next Sunday, June 14, the usual column on Tolkien's poem The Fall of Arthur will be preserved.
Translations from Tasso's Gerusalemme Conquistata will restart on June 18, on Thursday, once in a while.
The pictures below have been reworked by Selkis.
Bye!

ilT


The reasons of the heart (8)

[7: 83]

Quinci vede la pugna, e 'l cor nel petto
Sentì tremarsi in quel punto sì forte
Come s'egli dicesse: - Il tuo diletto
Corre periglio d'immatura morte -.
Così d'affanno piena, e di sospetto,
Mirò del cavalier la dubbia sorte,
E del nemico il ferro ella sentìa
Ne l'alma, e i duri colpi onde languìa.

Thence she saw the duel, (*) and her very heart
She then felt tremble so violently
As though it told her, "Your beloved one
Now runs the risk of an untimely death."
So full of anguish and of fear, (**) Nicaea
Kept watching the knight's uncertain fate,
Feeling his enemy's blade inside her own
Soul together with the hard blows he received. (***)


(*) between Tancred and Argantes
(**) The word sospetto used to mean "fear," not suspicion like in current Italian, comes from Dante.
(***) It might also be translated as "the hard blows she herself suffered from," that anyway amounts to the same.

Monday, June 8, 2015

All of Nature in a pocket


The "almost pocket" edition (14 x 20 x 5 cm, 590 pages) has been published, at last! The most important collection of plates illustrating a collection of specimens belongs to the 18th century, but still shares many features with the first, i.e. Renaissance "rooms of marvels," both as to the subject matters and to the style of their representation. From flies to elephants, a full immersion into the charm of Nature. That does not mean to have a naive concept of it, as "monsters," e.g. Siamese twins, will remind us.

La rabbia esaudita: Eroi del nostro tempo



The Amazinga

Spider-Man




*

Sunday, June 7, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 4: 61-85

Ivor fece il saluto   con voce nervosa
in piedi presso la tenda,   alto e pensieroso;
portava parole   dal Ponente, mal gradite.
"O Re -- gridò --   la Regina è dileguata!
La scia è svanita   tra rocce impervie,
cani e cacciatori   brancolano tra le colline.
Al regno remoto,   alle valli stregate
là dove Leodegrance   molto tempo fa
stava assediato,   Signore degl'incantesimi,
là è fuggita, libera.   Pochi però la amano.
Non aver più paura   della femmina fatata,
che crepi!   Che i suoi piedi mai più
tornino qui a tormentare   Mordred.
Cacciala dal cervello!   Cerca uomini,
non femmine,   feroci a fare la guerra.
Ora è la tua ora".   Qui abbassò gli occhi
e gli si legò la lingua.   Voltandosi lentamente
con aria di uragano,   rabbiosamente Mordred
lo fissò con occhi di fuoco.   "Fuori!" urlò.
"È il sovrano a scegliere   l'ora del sovrano.
Non intendi nulla!    Manchi la missione
dopo ridicole ricerche,   e osi presentarti
con lingua loquace   ammannendo a Mordred
consigli cretini?   Copriti dalla mia ira
e va' al diavolo,   che ti colga il colera!"

Saturday, June 6, 2015

La rabbia esaudita: Stoker Exchange



Il numero della Bestia verrà

vampirografato

su ogni cassa

di merce.




oppure a scelta:


 «A casa faremo i Conti»

disse Dracula a quelle

sporcaccione delle

sue figlie.




*

Friday, June 5, 2015

The reasons of the heart (7)

[7: 82]

E da la torre che sublime sorge
Tra 'l Borea e l'Euro in su l'antiche mura
Mirar le genti suol, ch'indi si scorge,
Vaga di morte e del suo mal secura.
Quivi, da che 'l suo lume il sol ne porge
Insin che poi la notte il mondo oscura,
S'asside, e i suoi begli occhi al campo gira,
E co' pensier suoi parla e sospira.

And from the high tower that rises on
The North-East side of those ancient walls, (*)
She often looks at the people down there,
Sure of her pain while longing for death. (**)
There, since the hour in which the sun first gives
Its light until night darkens the world,
She sits and turns her beautiful eyes around,
And sighing, speaks to her own thoughts.

(*) The Antonia Fortress, presumably. Jerusalem -- in the poem as well as in history -- will be besieged by the Crusaders from under the Northern wall.
(**) These lines are not very clear; they were quite different, and clearer, in GL 6: 62. The words del suo mal secura might also mean "safe from her dangers," but the broader context suggests the other solution.

Thursday, June 4, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 4: 35b - 60

               Il messaggio gli giunse
presso le scogliere   che davano a sud,
scoscese e scintillanti.   Sui fiori falciati
erano tese le tende,   come una cittadina
con vicoli e viali   brulicanti di voci,
invisibile tra valli,   in cima a colline
là sopra Romeril   dove acque argentine
scavano fino alla spiaggia   un basso sentiero.
Dall'est, da Angel,   dalle isole della bruma,
le autorità di Almain   ammassavano la flotta:
sotto le scogliere   le loro prue sagomate,
brune bandiere   svolazzanti alla brezza.
Venti favorevoli   increspavano le vie d'acqua;
sul pietrisco al sole,   smeraldine e argentee
le onde oscillavano   sotto giganti gessosi.
Su una tribuna di terriccio   Mordred attendeva
con occhi che osservavano   distante, a sud,
ond'evitare che il vento   depositasse d'improvviso
a riva l'armata di Arthur.   Aveva messo sentinelle
ai margini del mare   verso meridione,
che con e senza il sole   tenessero d'occhio
i guadi dalle colline.   Lassù aveva costruito
un sistema di segnali   funzionanti con il fuoco:
se arrivava Arthur,   avrebbero convocato
le truppe di difesa   dove era necessario.
E spiava, e aspettava,   e studiava i venti.

Wednesday, June 3, 2015

La rabbia esaudita: Vai, Frodo, siamo tutti con te!



Non la spunterà, quel

verme del

Signore degli Anellidi.




Infine, pur riluttante, Frodo

accettò di incamminarsi

per il Nordic Walkie Tolkien.




*

Tuesday, June 2, 2015

The reasons of the heart (6)

[7: 81]

Sbigottîr gli altri a l'apparir di tante
Genti nemiche, e sì diverse e fere.
Serenò ella il torbido sembiante
E lieta rimirò le squadre altere,
E con bramosi sguardi il caro amante
Cercando gìo fra quelle armate schiere.
Cercollo invan sovente, e 'l vide spesso:
- Eccolo - disse, e 'l riconobbe espresso.

Others were dismayed at seeing so many
Enemy peoples, and so strange, and fierce. (*)
She brightened up her clouded face, instead,
And happily admired the superb squadrons;
And with eager eyes, she kept looking for
Her beloved one among those armed troops.
She often looked in vain; often saw him,
And recognized him, and said, "There he goes!"

(*) This type of description usually refers to the Muslim army; here -- for the typical Renaissance sake of equal treatment -- Tasso shifts the viewpoint, and sees the Christian troops through Muslim eyes.

Monday, June 1, 2015

Un(s)even: Abducted!

(by Selkis; a detail)

Torquato Tasso describes the final flight of the blessed towards heaven as of people transported by UFOs, piloted by angels. Flying vehicles of the "gods" appear in literature starting from the most ancient civilizations of the Earth; in this case, the poet's direct sources were Homer and Virgil. But Tasso, in Il Mondo Creato as well as in both Jerusalem-poems, further develops the science fictional aspect.